sabato, Novembre 29, 2025

Logistica data-driven: perché l’AI riscrive le regole della supply chain

All’evento “AI – Amplify Ideas” di Porsche Bergamo, Luigi Biondani (Datoom) ha mostrato come i modelli matematici e l’intelligenza artificiale stiano trasformando la logistica: dal routing alla previsione della domanda, l’AI non sostituisce l’uomo, ma ne potenzia le decisioni. Una rivoluzione concreta, già alla portata delle PMI della Pianura Lombarda.

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Luigi Biondani, CEO di Datoom

Nel cuore dello showroom Porsche di Bergamo, tra linee pulite, luci a contrasto e motori elettrici in mostra, la serata “AI – Amplify Ideas” ha portato sul palco una delle trasformazioni più profonde che sta attraversando le PMI: la rivoluzione dei processi logistici guidata dai dati. A introdurla è stato Luigi Biondani, CEO di Datoom, azienda specializzata nello sviluppo di modelli di ottimizzazione per supply chain e distribuzione. Il suo intervento è stato tra i più tecnici della serata, eppure anche tra i più immediati: perché ha mostrato con esempi concreti cosa significa oggi fare logistica nell’era dell’AI.

La logistica da costo a motore di competitività

Biondani ha iniziato ricordando che l’evoluzione della supply chain non dipende più dalla sola esperienza operativa: oggi le imprese lavorano su volumi crescenti di dati, che se elaborati con modelli matematici adeguati possono generare vantaggi tangibili. La sua tesi è chiara: «La logistica è un sistema di decisioni.
L’AI non sostituisce l’uomo: lo aiuta a scegliere meglio».
È un cambio di paradigma importante. Anche nelle PMI, spesso abituate a funzionare con processi consolidati e con una forte componente “artigianale”, l’AI permette di:

  • pianificare i carichi di lavoro;
  • ottimizzare i giri di consegna;
  • prevedere la domanda;
  • ridurre sprechi, percorrenze e tempi morti;
  • migliorare i livelli di servizio.

Non si tratta di fantascienza: i modelli sono già operativi e, come Biondani mostra con un esempio, in grado di ridurre i costi di trasporto anche del 13%.

L’esempio: ottimizzare i percorsi cambia i margini

Per spiegare il valore dell’AI nella logistica, Biondani utilizza un esempio di grande impatto: l’ottimizzazione del routing, cioè la definizione del percorso migliore per raggiungere un insieme di clienti. Fare un giro ottimale sembra intuitivo, ma non lo è affatto. Con 20 destinazioni, le combinazioni possibili sono 20 alla ventesima potenza, un numero astronomico. Perfino un supercomputer impiegherebbe settimane per calcolarle tutte. Come si risolve allora un problema che la pura forza computazionale non può affrontare? Con i modelli matematici. Biondani mostra come un algoritmo ben progettato riduca la complessità, privilegi percorsi lineari, eviti rimbalzi inutili e costruisca un tragitto logicamente compatto e ottimale.
Il risultato è immediato:

  • meno chilometri percorsi;
  • meno carburante;
  • meno ore lavoro;
  • livelli di servizio più alti.

Non stiamo parlando di teoria: questo modello ha portato un risparmio reale di quasi il 13%”, racconta Biondani mostrando il caso di un’azienda che faceva tentata vendita nel settore alimentare.

Dati, modelli e funzioni obiettivo: l’AI nella supply chain

L’AI – spiega Biondani – non vive nel vuoto. Ha bisogno di tre elementi:

  1. dati (e ce ne sono ovunque: nelle vendite, nell’evasione ordini, nei magazzini, nei gestionali, nei documenti);
  2. modelli matematici, che permettono di trovare la soluzione migliore tra milioni di combinazioni;
  3. potenza di calcolo, oggi accessibile a tutte le imprese grazie al cloud.
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Il vero valore sta nelle funzioni obiettivo: l’azienda decide che cosa vuole ottimizzare e il modello lavora in base a quella priorità. Vuoi ridurre i chilometri? Vuoi garantire consegna entro 24 ore? Vuoi ottimizzare gli stock? Vuoi bilanciare i carichi di lavoro? Ogni obiettivo produce mappe, scenari, simulazioni e suggerimenti diversi. Ecco perché Biondani insiste su un punto: l’AI è uno strumento di supporto decisionale, non un pilota automatico. Serve sempre una supervisione umana, soprattutto per tutte quelle variabili non strutturabili — dal cliente difficile alla logica commerciale — che nessun algoritmo può conoscere.

Dal routing alla domanda: l’AI che risponde ai clienti

Un altro caso mostrato da Biondani riguarda la previsione della domanda e la conseguente pianificazione dei giri di consegna. In un applicativo demo presentato live, l’azienda può:

  • visualizzare i clienti su mappa;
  • vedere i loro volumi attesi;
  • distribuire i giri giorno per giorno;
  • modificare scenari e simulazioni;
  • far suggerire all’AI il “giorno migliore” per servire ciascun cliente.

In questo modo, il customer service non si limita a rincorrere ordini via mail, telefono o WhatsApp:
diventa parte di un sistema che guida le scelte logistiche e garantisce un livello di servizio coerente e sostenibile. La logistica, quindi, non è più solo un costo da contenere:
è una leva per orchestrare la domanda, migliorare la redditività e ridurre il disordine operativo.

L’AI come alleato, non come scorciatoia

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Durante il momento di domande e risposte, Biondani entra su un punto decisivo: il rischio di prendere le indicazioni dell’AI come verità assoluta. «L’AI ha bisogno del filtro umano. Ci sono variabili che non posso normalizzare: clienti difficili, priorità commerciali, vincoli di territorio. Se prendo l’output e lo eseguo senza interpretazione, sbaglio». La logica è la stessa ribadita da Aldo Cristadoro: l’AI amplifica ciò che trova. Se trova dati sporchi, produce errori più velocemente. Se trova dati ordinati, genera efficienza. Biondani porta un altro messaggio chiave: la logistica è un equilibrio tra ottimizzazione e sensibilità operativa.
L’AI aiuta, ma la responsabilità resta sempre nelle mani dell’azienda.

L’intervento di Luigi Biondani, nella cornice elegante del Centro Porsche Bergamo, ha mostrato che la logistica sta vivendo una seconda rivoluzione industriale: quella dei dati. Le imprese che sapranno: raccogliere le informazioni in modo ordinato, definire obiettivi chiari, adottare modelli intelligenti, integrare l’AI nel processo decisionale, potranno ridurre costi, migliorare le consegne e rispondere a una domanda che cambia continuamente. Non è un tema per grandi aziende: è una leva competitiva alla portata delle PMI della Pianura Lombarda. Una frase sintetizza l’approccio di Biondani: «Non è l’AI che decide: siamo noi a decidere, grazie all’AI».

Redazione
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