mercoledì, Febbraio 4, 2026

Il prezzo dell’energia non è più neutrale. Perché incide su crescita e investimenti

Il pomeriggio Del 29 gennaio a FuturExpo – The Pit Lane ha messo in fila dati e visioni che spiegano come il costo dell’energia stia ridefinendo le scelte delle imprese e le traiettorie di sviluppo dei territori.

Il costo dell’energia non è più una variabile accessoria dei bilanci aziendali.È diventato un fattore strutturale di competitività, capace di incidere direttamente sulla possibilità delle imprese di investire, innovare e restare sul mercato. Da questa consapevolezza è partito il pomeriggio di lavoro del 29 gennaio 2026 a FuturExpo – The Pit Lane, promosso da Pianura Network, che ha messo a confronto analisi economiche, dati territoriali e visione industriale, fino al confronto diretto tra imprese, rappresentanze di categoria e livello europeo. Un approccio dichiaratamente concreto: leggere il caro energia non come emergenza congiunturale, ma come problema sistemico, che richiede risposte di medio-lungo periodo.

I dati: il costo dell’energia come nuova frattura economica e sociale

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Aldo Cristadoro – Excellera Intelligence

L’analisi di Aldo Cristadoro ha aperto il panel con una fotografia netta: l’aumento dei costi energetici ha cambiato in profondità la percezione e la gestione dei bilanci, sia delle famiglie sia delle imprese.

Negli ultimi anni:

  • la spesa energetica delle famiglie è cresciuta fino a incidere per oltre 800 euro annui;
  • oltre il 9% delle famiglie italiane si trova in una condizione di povertà energetica;
  • la volatilità dei prezzi ha reso l’energia una variabile instabile, difficile da pianificare.

Per le imprese il quadro è ancora più critico.
Secondo i dati presentati, i costi dell’energia e delle materie prime sono oggi il primo fattore di rischio sia per le grandi aziende sia per le PMI, superando concorrenza internazionale e pressione normativa.

In Lombardia, in particolare:

  • un quinto delle imprese manifatturiere prevede un calo degli ordinativi;
  • oltre un terzo si aspetta una riduzione dei margini;
  • il rischio principale è il congelamento degli investimenti, con un impatto diretto sulla competitività futura.

Il messaggio chiave è chiaro: trattare l’energia come una semplice commodity non è più sostenibile. La crisi del 2022 ha dimostrato che il prezzo dell’energia può diventare un fattore destabilizzante dell’intero sistema produttivo.

Logistica ed energia: due leve strategiche sempre più intrecciate

Il secondo contributo ha spostato il focus sulla logistica, settore spesso invisibile ma centrale nella struttura economica della Pianura lombarda.

Damiano Frosi, direttore dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano, ha sottolineato come la logistica abbia vissuto un’evoluzione simile a quella dell’energia: da funzione data per scontata a leva strategica di competitività.

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Damiano Frosi – Direttore Osservatorio Contract Logistics Politecnico di Milano

Alcuni numeri chiave:

  • la logistica in Italia vale oltre 110 miliardi di euro;
  • il 38% del valore e oltre un terzo degli addetti sono concentrati in Lombardia;
  • il 27% degli immobili logistici italiani è localizzato nella regione.

Negli ultimi sei anni:

  • il costo dell’energia elettrica per la logistica è cresciuto di oltre il 40%;
  • carburanti, affitti e manodopera hanno subito aumenti strutturali;
  • l’automazione e l’elettrificazione stanno facendo crescere il fabbisogno energetico dei magazzini.

Il passaggio cruciale riguarda il ruolo degli immobili logistici:
da centri di consumo a potenziali nodi energetici, capaci di produrre, stoccare e distribuire energia, oltre che di ricaricare flotte elettriche.

Una trasformazione che incide direttamente:

  • sui costi operativi;
  • sull’attrattività per gli investitori;
  • sull’integrazione con il territorio.

Industria ed energia: il divario competitivo europeo

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Davide Chiaroni – Energy & Strategy

La terza relazione ha riportato il tema sul piano macroeconomico e industriale.

Davide Chiaroni, co-fondatore di Energy & Strategy del Politecnico di Milano, ha evidenziato un dato strutturale: la Lombardia è la regione italiana con il più alto peso dell’industria nei consumi energetici.

  • In Italia il 44% dell’energia elettrica è assorbita dall’industria.
  • In Lombardia la quota sale al 52%.

A questo si aggiunge una dinamica destinata ad accelerare: la crescita dei data center, fortemente energivori, che renderanno ancora più critico il tema del baseload energetico.

Il confronto europeo è impietoso:

  • le imprese italiane pagano mediamente circa 280 €/MWh;
  • la media UE è intorno ai 216;
  • Francia e Spagna restano sotto i 190.

Le richieste delle imprese sono tre:

  1. riduzione dei costi;
  2. stabilità dei prezzi per poter pianificare;
  3. maggiore autonomia e sicurezza energetica.

Secondo Chiaroni, gli strumenti esistono – rinnovabili, efficientamento, contratti di lungo periodo, comunità energetiche – ma l’adozione è ancora insufficiente, soprattutto per il peso degli investimenti iniziali e per l’incertezza normativa.

Il confronto: imprese, agricoltura e politica europea

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Olivo Foglieni, Presidente Gruppo FECS Confindustria Bergamo

La tavola rotonda moderata da Sergio Luciano, direttore di Economy Magazine, ha portato il dibattito sul piano del confronto diretto.Dal mondo industriale, Olivo Foglieni ha evidenziato le difficoltà delle imprese energivore, strette tra costi più alti dei competitor europei e volatilità che rende complessa la definizione di listini e strategie di medio periodo. Dal settore agricolo, Gabriele Borella ha richiamato il ruolo dell’agricoltura come possibile attore della transizione energetica, grazie a biogas, biometano e gestione sostenibile del territorio, a patto di una visione di filiera integrata. Sul piano politico, Massimiliano Salini ha posto l’accento sulla necessità di ricostruire una cultura industriale europea, capace di tenere insieme transizione energetica, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività delle imprese.

Una chiusura di metodo

Il pomeriggio dedicato all’energia ha restituito un messaggio univoco: la transizione energetica non può più essere affrontata come una sequenza di misure emergenziali o come un capitolo separato dalle politiche industriali. Il costo dell’energia è ormai una variabile strutturale che incide sulla capacità delle imprese di pianificare, investire e restare competitive, e allo stesso tempo condiziona la sostenibilità economica dei territori e delle comunità.

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La tavola rotonda moderata da Sergio Luciano direttore di Economy Magazine

Per questo il confronto avviato a FuturExpo – The Pit Lane va letto come un passaggio di metodo prima ancora che di contenuto. Industria, logistica, agricoltura e livello europeo non possono procedere su traiettorie parallele, ma devono essere ricondotti a una visione integrata, capace di tenere insieme sicurezza energetica, sostenibilità e competitività. È su questo terreno che si gioca la partita dei prossimi anni. In questo contesto Pianura Network si propone come piattaforma di connessione tra analisi, sistema produttivo e decisori pubblici, con l’obiettivo di trasformare il dibattito sull’energia da tema emergenziale a leva strategica di sviluppo territoriale. Non per offrire soluzioni preconfezionate, ma per creare le condizioni affinché imprese e istituzioni possano governare il cambiamento, invece di subirlo.

Federica
Federica Bonassi
Nata nel 2002, sono laureata in Economia e attualmente frequento la facoltà di International management and marketing. Fin da giovane, ho sviluppato un forte interesse per il mondo della comunicazione nell’ambito economico. Il mio obiettivo professionale è continuare a lavorare nel campo della comunicazione perché mi appassiona e anche perché lo ritengo fondamentale per creare connessioni efficaci e valorizzare al meglio ogni progetto. Il mio hobby preferito? Il volley che pratico a livello agonistico. Sono un’alzatrice, mi piace fare squadra. L’alzatrice mantiene la squadra unita, comunica con tutti e crea sintonia, proprio come un facilitatore in un team aziendale che assicura che la comunicazione interna sia fluida e produttiva.
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