Cinque Regioni, il 51% del Pil: nasce l’asse del Nord e la Lombardia ne tiene la regia

In sei giorni la Cabina di regia delle Regioni del Nord è passata dall’annuncio ai fatti: il 3 settembre a Torino il lancio del Distretto unico della manifattura, il 7 l’apertura del tavolo con l’ABI sul credito, il 9 a Genova il primo bando interregionale da 3 milioni. Un metodo che riguarda da vicino le filiere della Pianura.

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Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia

La notizia non è soltanto che cinque Regioni abbiano deciso di parlare con una voce sola a Roma e a Bruxelles. La notizia è la velocità con cui hanno cominciato a farlo. Tra il 3 e il 9 settembre la Cabina di regia delle Regioni del Nord è passata dall’annuncio a due iniziative operative, in un Paese abituato a tavoli istituzionali che si esauriscono nel comunicato di insediamento.

Vale la pena ricordare da dove nasce il percorso: l’impulso è arrivato dalla Lombardia, e in particolare dall’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, che ha lavorato nei mesi scorsi per portare allo stesso tavolo Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte e Veneto. Il primo confronto si è tenuto il 30 giugno a Milano con i colleghi Vincenzo Colla, Alessio Piana, Andrea Tronzano e Massimo Bitonci. Il 3 settembre, nel Palazzo della Regione Piemonte, è arrivata la formalizzazione e con essa la scommessa principale: l’istituzione di un Distretto unico della manifattura del Nord, capace di essere propositivo verso il Governo italiano e la Commissione europea.

Un sistema che vale metà del Paese

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I numeri spiegano perché la partita conta. Insieme, le cinque Regioni generano il 51% del Pil nazionale e il 64% dell’export italiano: è il cuore manifatturiero del Paese, non una macroarea qualsiasi. L’agenda condivisa è larga e riconoscibile per chi fa impresa in Pianura: aree di accelerazione industriale, Zone di Innovazione e Sviluppo, Zona Logistica Semplificata, Reti Innovative Regionali, rafforzamento delle filiere, misure di sostegno agli investimenti. Poi il capitolo regole, dove si gioca a Bruxelles: revisione degli aiuti di Stato a partire dal de minimis, dimensionamento d’impresa, IPCEI di natura nazionale.

Sulle ZIS la Lombardia arriva al tavolo con gli strumenti già in campo, dentro il Pacchetto Innovazione presentato da Guidesi: non un principio da discutere, ma un modello da mettere a fattor comune con le altre Regioni.

Il tratto più interessante, però, è politico. Le cinque giunte hanno colori diversi — l’Emilia-Romagna ha una maggioranza opposta alle altre quattro, gli assessori vengono da Lega, Forza Italia e Partito Democratico — e il tavolo funziona lo stesso, perché le filiere industriali non conoscono confini amministrativi né appartenenze. Guidesi ha sottolineato che sono state le stesse Confindustrie regionali a chiedere «un confronto unitario»: la rappresentanza industriale ha anticipato le istituzioni, e le istituzioni hanno risposto. Non è un dettaglio procedurale: è la condizione perché il distretto non resti un titolo.

Il credito come primo banco di prova

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A quattro giorni da Torino è arrivata la prima azione condivisa: aprire un confronto con l’Associazione Bancaria Italiana sull’accesso al credito per le imprese del nuovo distretto. La Cabina di regia ha chiesto disponibilità ai presidenti delle ABI regionali — per la Lombardia Alessandro Azzi, insieme a Cristian Berselli, Luigi Zanti, Stefano Cappellari e Sergio Bava — per discutere strumenti di garanzia e condizioni di liquidità, sia per gli investimenti sia per il capitale circolante.

È il tema che le Pmi della Pianura conoscono meglio di chiunque: finanziare macchinari, efficientamento energetico e digitalizzazione senza la solidità patrimoniale dei grandi gruppi. Sul tavolo la moratoria dei mutui e il Fondo Centrale di Garanzia, in una fase in cui costo del denaro, incertezza dei mercati e transizione industriale si tengono l’uno con l’altro.

Da Genova il primo bando interregionale

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Genova, Palazzo Ducale

Il 9 settembre, a Palazzo Ducale, Guidesi ha annunciato insieme ai colleghi Piana e Tronzano tre milioni per la filiera dell’industria energetica del Nord-Ovest: la prima misura costruita su base interregionale. Potranno partecipare partenariati da cinque a otto soggetti, con almeno una grande impresa, almeno una Pmi per ciascuna Regione e almeno un organismo di ricerca. Il metodo, più della cifra, segna la differenza: mettere in relazione le competenze delle grandi imprese, la capacità innovativa delle Pmi e il patrimonio degli organismi di ricerca, «mettendo da parte i campanilismi e ragionando insieme in un’ottica di filiera», come hanno spiegato congiuntamente i tre assessori.

Non è un esordio improvvisato. La Cabina Economica del Nord-Ovest, avviata da Lombardia, Liguria e Piemonte nel 2023, è la palestra in cui il metodo è stato messo alla prova: il distretto unico, in questo senso, allarga a cinque un lavoro che a tre funzionava già.

Perché è una buona notizia per l’Italia, non solo per il Nord

C’è una tentazione da evitare, ed è leggere questo passaggio come un’operazione localistica. È il contrario. Un sistema che produce metà della ricchezza nazionale e due terzi dell’export, se si presenta frammentato in cinque interlocuzioni separate, sottrae peso al Paese intero nelle sedi dove si decidono gli aiuti di Stato, i fondi per le tecnologie strategiche e le regole della transizione industriale. Che il Nord si organizzi per contare di più a Bruxelles significa che l’Italia arriva a quei tavoli con una proposta invece che con cinque richieste.

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Alessio Piana (Liguria), Vincenzo Colla (Regione Emilia-Romagna), Massimo Bitonci (Veneto), Andrea Tronzano (Piemonte) e Guido Guidesi (Lombardia).

Il prossimo appuntamento è il 22 e 23 ottobre a Milano, al World Manufacturing Forum, poi la richiesta di incontri congiunti con Governo e Commissione europea. Il Decreto Imprese atteso per ottobre sarà la prima occasione utile per mettere sul tavolo dell’esecutivo le proposte maturate insieme.

Per le imprese della Pianura, che lavorano ogni giorno su filiere che non si fermano ai confini provinciali né a quelli regionali, la prospettiva ha il pregio della coerenza: per la prima volta le istituzioni provano a ragionare sulla stessa geografia su cui l’economia reale si muove da decenni. Con un vantaggio rispetto alle stagioni passate: qui non si è partiti da un manifesto, ma da un bando.

Federica
Federica Bonassi
Nata nel 2002, sono laureata in Economia e attualmente frequento la facoltà di International management and marketing. Fin da giovane, ho sviluppato un forte interesse per il mondo della comunicazione nell’ambito economico. Il mio obiettivo professionale è continuare a lavorare nel campo della comunicazione perché mi appassiona e anche perché lo ritengo fondamentale per creare connessioni efficaci e valorizzare al meglio ogni progetto. Il mio hobby preferito? Il volley che pratico a livello agonistico. Sono un’alzatrice, mi piace fare squadra. L’alzatrice mantiene la squadra unita, comunica con tutti e crea sintonia, proprio come un facilitatore in un team aziendale che assicura che la comunicazione interna sia fluida e produttiva.
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