Dopo 32 anni l’Europa riscrive le regole sulla successione d’impresa. E in Italia il ricambio trova strade nuove

Da Bruxelles una raccomandazione che tratta il passaggio d’impresa come leva di competitività, a Roma la «staffetta generazionale» della legge sulle Pmi, fino ai search fund che rilevano aziende in cerca di successore. Mentre le famiglie italiane, controcorrente rispetto al resto del mondo, si affidano sempre meno ai manager esterni. Se ne parla il 12 novembre a Palazzo Gambara di Bedizzole (Bs), nella nuova tappa di Family.Biz.

Per trentadue anni il riferimento europeo sulla trasmissione delle piccole e medie imprese è rimasto una raccomandazione del 1994. Il 22 giugno la Commissione europea l’ha sostituita con un testo nuovo, che sposta il tema dal perimetro della famiglia a quello della politica industriale: l’obiettivo dichiarato è preservare la continuità delle aziende e i posti di lavoro.

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I numeri richiamati da Bruxelles danno la misura del fenomeno. Le imprese potenzialmente coinvolte nei prossimi dieci anni sono «milioni». Solo in Francia quelle da trasferire nel prossimo decennio sono stimate intorno alle 700 mila. Nell’Unione i lavoratori autonomi con almeno 55 anni erano quasi 8,9 milioni nel 2024.

Le indicazioni agli Stati membri sono concrete. Gli incentivi fiscali dovrebbero valere a prescindere dalla forma giuridica e dal tipo di trasferimento, compresa la cessione a terzi esterni alla famiglia. Servono poi piattaforme digitali per far incontrare chi vende e chi compra, fondi e garanzie dedicati anche ai workers buyout, percorsi di formazione e mentoring per gli imprenditori.

In Italia una staffetta ancora corta

Sul fronte nazionale, la legge annuale per le Pmi (legge 34/2026, in vigore dal 7 aprile) mette il «trasferimento generazionale delle competenze» tra le proprie finalità. Lo strumento operativo è la staffetta generazionale: nelle aziende fino a 50 addetti il lavoratore vicino alla pensione può ridurre l’orario dal 25 al 50%, con contributi figurativi, a patto che l’impresa assuma a tempo indeterminato un under 34. La misura vale per il biennio 2026-2027, fino a un massimo di mille lavoratori, con 1 milione di euro stanziato per quest’anno e 1,4 milioni per il prossimo. Un primo segnale, più che una leva capace di incidere su larga scala.

Le famiglie italiane vanno controcorrente

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L’ultima edizione del Family Business Insights di Deloitte Private, che ha coinvolto circa 1.600 imprese familiari nel mondo, mostra due traiettorie opposte. A livello globale, dopo il ricambio, la quota di amministratori delegati esterni alla famiglia è destinata a raddoppiare, dal 13 al 26%. In Italia scende dal 24 al 17%. Solo il 43% delle imprese italiane ha un piano dettagliato per la successione della leadership familiare, e appena il 43% prevede un’esperienza obbligatoria fuori dall’azienda prima dell’ingresso dei figli, contro il 69% della media mondiale.

«In Italia la fiducia nella leadership familiare rimane prevalente», osserva Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader, ma «si tratta di un modello che richiede un investimento ancora più deciso nella preparazione delle nuove generazioni». È la stessa linea di Cristina Bombassei, presidente di Aidaf, che preferisce parlare di «transizione generazionale» e definisce il Codice di autodisciplina per le imprese familiari non quotate, promosso con Assonime, «una vera bussola per il futuro».

Quando l’erede arriva da fuori

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Intanto cresce chi il ricambio lo costruisce dall’esterno. Secondo l’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, al 30 giugno in Italia erano attivi 52 search fund, contro i 38 di fine 2025: veicoli con cui un giovane manager raccoglie capitali per acquistare una Pmi e guidarla da amministratore delegato. Diciassette hanno già comprato un’azienda italiana, con ricavi medi di 11,2 milioni di euro. L’età mediana dei searcher è 34 anni e il 45% di chi lavorava all’estero è rientrato in Italia per farlo.

Per Stefano Peroncini, amministratore delegato di Eureka! Venture Sgr, il modello «sta iniziando a essere riconosciuto come una leva concreta per accompagnare il ricambio imprenditoriale». E Alessandro Santini, di Ceresio Investors, è netto: «La successione sarà presto uno dei principali dossier strategici per il capitalismo italiano».

La Lombardia e il cognome che non basta più

In Brianza una ricerca del Censis con la Fondazione Costruiamo il Futuro, pubblicata a marzo, rileva che oltre l’81% delle imprese familiari della provincia di Monza non ha ancora avviato alcun ricambio. Tra le testimonianze raccolte, due frasi riassumono il problema meglio di molti numeri: «oggi non basta il cognome» e, sugli strumenti di supporto, «alcune opportunità esistono, non molti le conoscono e pochi le utilizzano».

Il 12 novembre a Bedizzole

È su questo terreno che lavora Family.Biz, il roadshow promosso da Pianura Network e AP Advisor Private, con PwC, Studio BNC e il main sponsor Eurocar sede di Brescia. La quarta tappa, la prima nel Bresciano, si terrà il 12 novembre a Palazzo Gambara di San Vito di Bedizzole, a partire dalle 18.30, e si aprirà con i saluti di Alberto Capitanio, presidente di Pianura Network.

Giorgio Berta (Studio Berta Nembrini Colombini) porterà i casi concreti, riusciti e falliti, raccolti in quindici anni di consulenza alle famiglie imprenditoriali. Fabrizio Acerbis (partner PwC e presidente di PwC TLS Avvocati e Commercialisti) inquadrerà il passaggio generazionale come scelta strategica e di governance. L’obiettivo è tradurre norme, dati e nuovi strumenti in scelte praticabili per le imprese della Pianura: preparare i figli, aprire ai manager, valutare nuovi soci. Prima che sia il tempo a decidere.

Pianura Network
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