All’assemblea di Assolatte a Milano – con il presidente bergamasco Paolo Zanetti riconfermato alla guida – emerge la forza di una filiera che sa trasformare le sfide internazionali in opportunità. E che nella Pianura Lombarda trova il suo cuore produttivo.
Nonostante un quadro macroeconomico segnato da tensioni geopolitiche, oscillazioni tariffarie e dazi statunitensi, l’industria lattiero-casearia italiana ha chiuso il 2025 con un fatturato complessivo di 31,9 miliardi di euro e un nuovo record dell’export: 6,7 miliardi, con una crescita del 4,6% sull’anno precedente. Nei primi tre mesi del 2026 le vendite all’estero sono cresciute di un ulteriore 3,8%, compensando il calo del mercato statunitense – a causa dei dazi – grazie agli aumenti registrati in Germania, Spagna, Canada e Giappone.

I dati sono stati al centro dell’ottantunesima Assemblea di Assolatte, riunita il 18 giugno a Milano alla presenza del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. L’assemblea ha riconfermato alla presidenza per il triennio 2026-2028 Paolo Zanetti, bergamasco, ai vertici dell’associazione delle industrie lattiero-casearie. “Viviamo anni particolarmente complessi, che ci costringono a continui aggiustamenti di rotta per problemi che non dipendono dalla nostra capacità di intraprendere. Per affrontarli servono forze straordinarie, risorse fuori dall’ordinario”, ha dichiarato Zanetti aprendo i lavori, per poi aggiungere: “Abbiamo viaggiato, investito, aperto filiali, costruito relazioni. Abbiamo portato il nostro Paese nel mondo con la valigetta in mano”.
La Lombardia, cuore della filiera
Un ruolo determinante in questo scenario appartiene alla Lombardia. L’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Beduschi, intervenuto all’assemblea, ha ricordato che la regione realizza il 46,5% del latte italiano e genera un valore superiore ai 2 miliardi di euro. Non si tratta solo di numeri: è il risultato di un modello costruito sull’alleanza tra agricoltori, allevatori, cooperazione e industria di trasformazione, con una quota rilevante del latte lombardo destinata alla produzione di formaggi DOP. Una scelta che ha permesso di superare la logica della commodity, creando valore lungo tutta la filiera e garantendo maggiore stabilità anche nei momenti di tensione sui mercati.

A livello produttivo, nel 2025 sono state lavorate 13,5 milioni di tonnellate di latte vaccino (+2,1%), riducendo la dipendenza dal latte estero sotto la soglia del 6%. I segmenti più dinamici sono stati i fermentati (+4,8%), il burro (+6,8%), le creme (+5%) e il latte alimentare (+1,7%). Sul fronte internazionale, l’Italia è diventata il secondo esportatore caseario mondiale per valore, superando la Nuova Zelanda e posizionandosi subito dopo gli Stati Uniti.
Le sfide: sostenibilità, talenti e innovazione

Oltre ai dati sull’export, l’assemblea ha delineato le priorità per il triennio 2026-2028. La sostenibilità non è più percepita come un adempimento burocratico ma come leva competitiva: secondo il Rapporto Strategico 2026 realizzato con Teha Group, le aziende della filiera con strategie ESG strutturate hanno migliorato i propri margini di 3 punti percentuali negli ultimi tre anni. La sfida del ricambio generazionale e la necessità di diversificare i mercati di sbocco completano l’agenda, insieme alla promozione del valore nutrizionale di latte e formaggi, recentemente formalizzata in un protocollo con il Ministero della Salute.
Anche sul fronte dell’innovazione tecnologica agricola arriva un segnale rilevante: il Parlamento Europeo ha dato il via libera definitivo alle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), che consentono modifiche mirate al DNA delle piante – senza inserimento di geni estranei – per sviluppare varietà più resistenti ai cambiamenti climatici e meno dipendenti dai fitofarmaci. Una svolta che la filiera lattiero-casearia guarda con attenzione, poiché la qualità dei cereali che alimentano la zootecnia lombarda è una variabile strategica per l’intero comparto.

















