Il rapporto annuale della Banca d’Italia certifica un 2025 positivo per l’economia regionale: manifattura in ripresa, occupazione ai massimi storici, imprese che investono in digitale e automazione. Un quadro che riguarda da vicino le aziende della Pianura Lombarda.
Quando la Banca d’Italia pubblica il suo rapporto annuale sull’economia lombarda, vale la pena fermarsi a leggere. Non perché i numeri siano sempre confortanti – l’incertezza globale c’è, ed è reale – ma perché fotografano con precisione il territorio in cui le imprese della Pianura operano ogni giorno. L’edizione di giugno 2026, relativa all’anno 2025, restituisce un’immagine di fondo positiva: la Lombardia cresce, il sistema produttivo regge, e le aziende che hanno continuato a investire sono quelle che stanno raccogliendo i frutti.
La manifattura torna a correre

Il PIL lombardo è cresciuto dello 0,7 per cento nel 2025, leggermente sopra la media nazionale, con l’inflazione ferma all’ 1,3 per cento. Sono numeri sobri, ma in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e incertezza commerciale, rappresentano una performance solida. La produzione manifatturiera è aumentata dell’1,2 per cento, trainata da settori come alimentare, calzature e chimica-farmaceutica. Non si tratta di una ripresa casuale: è il risultato di un sistema produttivo che ha saputo adattarsi.
Per le imprese della Pianura – dalla meccanica di Bergamo e Brescia alla logistica del Lodigiano, dall’agro-industria cremonese e mantovana alla cosmesi – questo scenario è direttamente rilevante. La filiera automobilistica, che il rapporto analizza con un approfondimento dedicato, coinvolge in modo particolare le province di Mantova e Brescia, dove rappresenta rispettivamente il 2,7 e il 2,1 per cento del valore aggiunto provinciale. Un peso significativo, che spiega perché le trasformazioni in atto nel settore – tra transizione elettrica e riorganizzazione delle catene globali del valore – siano una questione concreta per molte aziende del territorio.
Il lavoro: meno disoccupazione, più sfida sul capitale umano

Il mercato del lavoro lombardo ha raggiunto nel 2025 i livelli migliori della sua storia recente. Il tasso di disoccupazione è sceso al 3 per cento – contro il 6,1 della media italiana – e il tasso di occupazione è salito al 69,6 per cento. Sono numeri che i responsabili HR delle aziende del network conoscono bene: trovare personale qualificato è oggi una delle sfide più pressanti per le imprese del territorio.
Il rapporto di Banca d’Italia offre su questo punto un’analisi lucida: la crescita delle forze di lavoro si sposta sempre più verso le coorti più anziane, i giovani faticano ad entrare nel mercato con contratti stabili, e i lavoratori stranieri – che in Lombardia rappresentano il 12,2 per cento della popolazione residente – sono impiegati prevalentemente in professioni non qualificate. Costruire percorsi di attrazione, formazione e fidelizzazione dei talenti non è più un tema accessorio: è una variabile competitiva determinante.
Digitale e AI: metà delle imprese industriali ha già investito

Il dato forse più significativo per chi guarda al futuro è quello sugli investimenti tecnologici. Quasi una impresa industriale lombarda su due ha investito nel 2025 in tecnologie digitali o di automazione avanzata. Il 28 per cento delle aziende ha già adottato soluzioni di intelligenza artificiale – principalmente nella sicurezza informatica, nelle relazioni commerciali e nella contabilità – e un ulteriore 11 per cento prevede di farlo entro fine anno. Nei servizi la quota sale: il 60 per cento delle aziende ha investito in tecnologie avanzate.
La robotica rimane la tecnologia più diffusa nell’industria, presente in circa un’azienda su tre. Ma è sull’intelligenza artificiale che si concentra la curva di adozione più rapida. Il rapporto lo dice chiaramente: chi ha investito in innovazione – brevetti, marchi, ricerca e sviluppo – è anche chi ha registrato la crescita occupazionale più sostenuta nell’ultimo decennio. L’innovazione non è un costo: è la condizione per competere.
Le imprese solide crescono. Le piccole stringono i denti

Il 2025 ha confermato una tendenza strutturale: i finanziamenti bancari crescono per le imprese medie e grandi, mentre continuano a calare per quelle piccole. Non è un segnale di crisi generalizzata – i principali indicatori di rischiosità del credito restano su livelli contenuti nel confronto storico – ma è un campanello d’allarme sul rischio di polarizzazione del sistema produttivo. Le aziende più solide, con bilanci in ordine e bassa dipendenza dal debito, hanno continuato a investire con risorse proprie. Le più piccole, spesso in settori maturi, fanno più fatica.
La Lombardia si conferma anche il principale mercato italiano di private equity: negli ultimi cinque anni, quasi il 40 per cento degli investimenti nazionali del settore ha riguardato realtà lombarde. Un dato che racconta quanto sia vivace la capacità di attrarre capitali di rischio, ma che allo stesso tempo segnala come questa opportunità sia ancora poco sfruttata dalla maggioranza delle imprese, molte delle quali preferiscono mantenere gli assetti proprietari e finanziarsi internamente.
Il contesto: incertezza reale, ma Pianura con le carte in regola
Il rapporto non nasconde le ombre. L’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran nei primi mesi del 2026 ha fatto salire i prezzi energetici e deteriorato la fiducia delle famiglie. I dazi americani hanno penalizzato alcune filiere lombarde – metallurgia, apparecchi elettrici, componentistica auto – pur senza azzerare la crescita delle esportazioni nel complesso. E i due terzi delle aziende intervistate considerano il rischio geopolitico un fattore rilevante nelle proprie scelte strategiche per il biennio 2026-27.
Eppure la fotografia d’insieme della Pianura Lombarda è quella di un territorio che sa reggere le turbolenze. Manifattura solida, occupazione alta, imprese che investono in digitale, costruzioni in crescita anche grazie al PNRR, un mercato immobiliare che torna ai livelli massimi del decennio. Non è un’economia che può permettersi di stare ferma: ma è un’economia che ha gli strumenti per muoversi.

















