I dati Accredia fotografano una regione tra le più industrializzate d’Europa con una copertura ancora insufficiente sullo standard ISO 27001. Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova, Lodi, Pavia: le province della Pianura Lombarda crescono ma partono da numeri bassi. E il rischio per le PMI manifatturiere è concreto, quotidiano e spesso sottovalutato.

In tutta la Lombardia, a gennaio 2026, le imprese dotate della certificazione ISO 27001 sono 1.448. In una regione che ospita alcune tra le più dense concentrazioni manifatturiere d’Europa, con province come Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova che da sole muovono decine di miliardi di export ogni anno, il numero colpisce per la sua modestia. Lo certifica Accredia, l’ente unico di accreditamento designato dal governo italiano, attraverso i dati elaborati da Withub. Il trend è positivo – la crescita regionale su base annua sfiora il 28% – ma la fotografia di partenza resta quella di un territorio ancora sottoprotetto rispetto alla sua rilevanza economica.
Il quadro nelle province della Pianura
Milano, con 927 certificazioni, concentra da sola quasi il 64% del totale regionale: una quota che riflette la densità di grandi imprese e operatori di servizi digitali del capoluogo. Nelle province della Pianura il dato è molto più basso. Bergamo e Brescia si inseguono con 101 e 102 certificazioni rispettivamente, entrambe in crescita significativa (+31% e +42% annui). Varese conta 60, Como 59, Monza e Brianza 49, Pavia 43. Più distanziate le province del cuore della Pianura: Cremona 27, Lodi 26, Mantova 22, Sondrio 8.
I tassi di crescita annui raccontano però una storia incoraggiante: Mantova guida con +120%, Sondrio raddoppia, Brescia cresce del 42%. Le province si muovono ma da una base ancora molto bassa rispetto al loro peso industriale.
«In Lombardia 1.448 imprese certificate sulla sicurezza informatica: le province della Pianura crescono, ma partono da numeri ancora minimi rispetto al loro peso produttivo»
Cosa certifica la ISO 27001
La norma UNI EN ISO 27001 attesta che un’organizzazione ha adottato un sistema di gestione della sicurezza delle informazioni strutturato e verificabile. Non è un software da installare: è un modello organizzativo che copre l’analisi del rischio, le responsabilità interne, la protezione dei dati sensibili e la formazione del personale. Ottenere la certificazione per una PMI tra i 10 e i 50 dipendenti costa tra i 40 e i 100mila euro, con spese annuali di mantenimento tra i 20 e i 40mila. Cifre da confrontare con il costo reale di un attacco andato a segno: blocco della produzione, perdita di dati, riscatti in criptovaluta, danno reputazionale.
Le PMI manifatturiere nel mirino

Le piccole e medie imprese sono diventate il bersaglio preferito dei criminali informatici, proprio perché combinano dati di valore, bassa tolleranza ai fermi operativi e difese spesso insufficienti. La Lombardia è la regione italiana più colpita dagli attacchi ransomware, con il 13% degli episodi rivendicati a livello nazionale. Il manifatturiero è il settore più bersagliato: i sistemi industriali integrano sempre più componenti informatiche, ma i budget per la sicurezza restano inadeguati. Per le imprese della Pianura – dove manifattura, logistica e indotto metalmeccanico formano l’ossatura del territorio – non si tratta di uno scenario astratto, ma di una variabile concreta del rischio d’impresa.
La spinta normativa: NIS2 e Cybersecurity Act

Il quadro si complica sul fronte regolatorio. La direttiva europea NIS2, recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024, è entrata nella fase operativa: da gennaio 2026 sono in vigore gli obblighi di notifica degli incidenti significativi, e le misure di sicurezza di base dovranno essere adottate entro ottobre 2026. La norma amplia il perimetro dei soggetti obbligati – incluse supply chain manifatturiere e operatori logistici – e prevede sanzioni ai vertici aziendali fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato globale in caso di negligenza. A livello europeo, a gennaio 2026 la Commissione ha proposto il Cybersecurity Act 2, che rafforza il ruolo dell’ENISA e semplifica la compliance per decine di migliaia di piccole imprese.
Un investimento, non un costo

La sfida per le imprese della Pianura è in larga misura culturale. La cybersicurezza tende ancora a essere percepita come un costo IT da contenere, piuttosto che come una variabile strategica. Ma clienti, fornitori, multinazionali e pubbliche amministrazioni chiedono oggi garanzie verificabili sulla protezione dei dati: non avere la certificazione significa, in certi casi, restare fuori da determinate filiere. Angelo Del Giudice di Accredia lo sintetizza con chiarezza: integrare la ISO 27001 è «una maggiore garanzia di gestione del rischio cyber, con un impegno continuo nella gestione delle vulnerabilità». Le aziende che proteggono i propri dati proteggono il proprio futuro.

















